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Boris salvato due volte dallo stesso inferno: prima sul balcone, poi rinchiuso in cantina

Prima legato su un balcone, poi rinchiuso in uno scantinato buio. Boris è stato salvato due volte, ma resta una domanda: perché era stato restituito?

Pubblicato: 31/07/2026

Aveva già conosciuto la crudeltà. Era stato trovato legato sul balcone di un condominio di Torino e liberato dagli agenti della Polizia Locale. Un intervento che avrebbe dovuto rappresentare la fine della sua sofferenza e l’inizio di una nuova vita.

Invece Boris, un cane di appena tre anni, è stato riconsegnato agli stessi proprietari. E per lui si è aperto un secondo inferno, forse ancora più terribile del primo: è stato rinchiuso in uno scantinato buio, isolato dal mondo, senza cure adeguate e privato persino del contatto con le persone.

Come si può reiterare la stessa crudeltà?

È difficile comprendere come un essere umano possa infliggere una simile condizione a un animale che dovrebbe considerare un compagno di vita.

Ma ciò che rende questa vicenda ancora più inquietante è la reiterazione del comportamento. Non si tratta di una situazione mai scoperta, rimasta nascosta dietro le mura di un’abitazione. Le autorità erano già intervenute. Boris era già stato liberato.

Chi lo deteneva sapeva, dunque, che quelle condizioni erano state giudicate incompatibili con il suo benessere. Eppure, dopo averlo riavuto, invece di garantirgli una vita dignitosa, avrebbe semplicemente spostato la sua prigionia: dal balcone alla cantina, dal sole all’oscurità.

Come si può continuare a maltrattare un animale dopo un primo intervento delle autorità, senza mostrare alcuna preoccupazione per la sua sofferenza e neppure per le possibili conseguenze previste dalla legge?

Non sembra esserci soltanto indifferenza. C’è la consapevolezza di aver già oltrepassato un limite e, nonostante questo, la decisione di farlo ancora.

Perché Boris era stato restituito?

La vicenda solleva inevitabilmente anche un’altra domanda: perché Boris era stato restituito agli stessi proprietari dopo il primo salvataggio?

Le ricostruzioni disponibili non spiegano quale provvedimento fosse stato adottato inizialmente, né su quali presupposti giuridici il cane sia tornato nella loro disponibilità. Non possiamo quindi attribuire responsabilità specifiche senza conoscere gli atti.

La domanda, tuttavia, resta legittima e necessaria.

Quando un animale viene sottratto a una situazione potenzialmente lesiva, non è sufficiente interrompere momentaneamente la sofferenza. Occorrono verifiche, monitoraggio e strumenti capaci di impedire che tutto ricominci una volta spenti i riflettori.

Restituire un animale senza assicurarsi che le condizioni siano realmente cambiate può esporlo nuovamente allo stesso pericolo. La storia di Boris dimostra quanto possa essere fragile un salvataggio quando non è accompagnato da una tutela duratura.

Il secondo salvataggio grazie alla segnalazione dei cittadini

A far emergere la nuova condizione di Boris è stata la segnalazione di alcuni cittadini allo Sportello LAV contro i maltrattamenti sugli animali di Torino, inaugurato nel mese di giugno.

Dopo le necessarie verifiche, i volontari hanno coinvolto la Polizia Locale, che è intervenuta mettendo nuovamente il cane in sicurezza. Boris è così diventato il primo animale salvato grazie al nuovo Sportello torinese della LAV.

La sua storia dimostra ancora una volta quanto siano importanti le segnalazioni. Qualcuno ha visto, ha compreso che quella situazione non poteva essere ignorata e ha deciso di agire.

Senza quella scelta, Boris sarebbe probabilmente rimasto in cantina, invisibile e solo.

Boris deve imparare nuovamente a fidarsi

Dopo il recupero è cominciato per lui un percorso delicato. Un cane costretto all’isolamento non porta necessariamente ferite visibili, ma può conservare paure profonde, insicurezza e difficoltà a fidarsi nuovamente delle persone.

Con pazienza e nel rispetto dei suoi tempi, Boris ha ricominciato ad apprezzare le passeggiate, il gioco e la vicinanza umana. I volontari lo descrivono oggi come un cane dolce, affettuoso e curioso.

Nonostante ciò che ha subito, non ha perso la capacità di affidarsi a chi gli offre rispetto e gentilezza.

Ora Boris cerca una vera famiglia

Boris ha soltanto tre anni e aspetta una famiglia capace di offrirgli ciò che finora gli è stato negato: una casa sicura, stabilità e amore.

Non ha bisogno di essere “posseduto”. Ha bisogno di essere accolto e considerato un essere vivente con necessità, emozioni e diritti propri.

La sua vicenda non può concludersi soltanto con il sollievo per il secondo salvataggio. È necessario comprendere come sia stato possibile che un cane già liberato da una condizione di sofferenza sia tornato nelle mani di chi lo avrebbe nuovamente segregato.

Perché Boris è salvo, ma una società civile dovrebbe riuscire a proteggere un animale prima che debba essere salvato una seconda volta.

Per informazioni sull’adozione di Boris è possibile contattare il numero 348 8163838.

Fonti: La Stampa – La Zampa, RaiNews TGR Piemonte, Sportelli LAV contro i maltrattamenti.

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