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Pongo lasciato morire di fame mentre chi doveva proteggerlo era in vacanza: come si può abbandonare una vita?

Il cane, adottato dal canile comunale di Fano, è stato trovato senza acqua né cibo, tra i propri escrementi e ormai incapace di reggersi in piedi. Pesava appena 20 chili contro i 42 iniziali. La proprietaria è stata denunciata per maltrattamento di animali.

Pubblicato: 04/08/2026

FANO – Come si può partire per le vacanze sapendo di avere lasciato una vita a morire lentamente?

Come si può preparare una valigia, chiudere la porta di casa e allontanarsi mentre dietro quella porta rimane un cane senza acqua, senza cibo e senza la forza necessaria persino per alzarsi?

Non stiamo parlando di una dimenticanza. Non stiamo parlando di una ciotola riempita in ritardo o di un imprevisto durato alcune ore. Pongo, meticcio simil dogo di quasi sei anni, è stato ritrovato in condizioni che raccontano una sofferenza prolungata: il suo peso era precipitato da 42 a circa 20 chili.

Il suo corpo era ormai ridotto a pelle e ossa. Aveva piaghe da decubito, unghie cresciute e ripiegate su sé stesse e non riusciva più a stare in piedi. Era circondato dai propri escrementi e, secondo quanto riferito dall’associazione che lo ha soccorso, sarebbe arrivato a bere la propria urina e a nutrirsi delle proprie feci pur di sopravvivere.

E mentre Pongo stava lentamente scomparendo, la persona che avrebbe dovuto proteggerlo si trovava lontano da casa, in vacanza.

Non si arriva a pesare la metà in pochi giorni

Pongo era stato adottato nel novembre 2024 dal canile comunale di Fano attraverso l’associazione Melampo. Inizialmente sembrava che tutto procedesse bene: arrivavano fotografie e aggiornamenti. Poi quelle comunicazioni sarebbero diventate sempre più rare, fino quasi a interrompersi.

Quando i volontari hanno chiesto nuove immagini, le risposte ricevute sarebbero apparse incoerenti. La donna aveva anche comunicato di non riuscire più a occuparsi del cane. In appena un giorno e mezzo l’associazione era riuscita a individuare una possibile nuova sistemazione, ma successivamente la richiesta sarebbe stata ritirata.

Perché?

Perché rifiutare una soluzione quando si sa di non essere più in grado, o di non voler più, provvedere a un animale?

È una domanda alla quale dovranno rispondere gli accertamenti in corso. Ma una cosa appare evidente: un cane non perde più di venti chili durante pochi giorni di vacanza. I veterinari avrebbero infatti valutato che Pongo non ricevesse un’alimentazione adeguata da almeno un mese.

La partenza sarebbe stata soltanto l’ultimo atto di una sofferenza cominciata molto prima.

Una morte lenta, consumata nel silenzio

La fame non è una morte immediata. È una condanna che si consuma giorno dopo giorno.

Prima il corpo utilizza ogni riserva disponibile. Poi iniziano a scomparire i muscoli. Le zampe non reggono più. Ogni movimento diventa uno sforzo. La sete brucia, la paura cresce e l’animale continua ad aspettare qualcuno.

Perché un cane aspetta.

Aspetta il rumore della chiave nella serratura. Aspetta il passo della persona alla quale aveva affidato completamente la propria esistenza. Aspetta una ciotola d’acqua, una mano, una voce. Non comprende perché quella porta non si apra. Non può sapere che chi avrebbe dovuto occuparsi di lui ha deciso di essere altrove.

Pongo non poteva telefonare. Non poteva aprire il frigorifero. Non poteva uscire da quell’appartamento. Non poteva chiedere aiuto.

Dipendeva interamente da una persona. Ed è proprio quella dipendenza a rendere moralmente intollerabile quanto accaduto.

L’intervento arrivato appena in tempo

L’allarme lanciato dall’associazione Melampo ha portato all’intervento delle guardie ecozoofile. Pongo è stato recuperato il 17 luglio e trasferito all’ospedale veterinario Fanum Fortunae.

Gli accertamenti non avrebbero evidenziato patologie organiche capaci di spiegare un dimagrimento così grave. Il quadro clinico sarebbe pertanto compatibile principalmente con una terribile malnutrizione.

È stato necessario alimentarlo con piccole quantità di cibo, somministrate più volte durante la giornata. Dopo pochi giorni è riuscito nuovamente ad alzarsi. In meno di una settimana ha recuperato oltre tre chili, arrivando a pesare 23,6 chilogrammi.

Pongo è stato posto sotto sequestro e affidato alla custodia giudiziaria di Cecilia Tornimbeni, presidente dell’associazione Melampo. La proprietaria è stata denunciata per maltrattamento di animali. Naturalmente, le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti e vale il principio di presunzione d’innocenza.

Ma le condizioni del cane non sono un’opinione. Sono scritte sul suo corpo.

Chiedere aiuto era possibile. Lasciarlo morire no

Nessuno è obbligato a fingere di essere capace di affrontare qualsiasi difficoltà. Possono cambiare le condizioni economiche, familiari e personali. Può accadere di rendersi conto di non riuscire più a gestire un animale.

Ma esiste un confine che nessuna difficoltà può autorizzare a superare.

Si può chiamare il canile. Si può contattare l’associazione che ha seguito l’adozione. Si può chiedere aiuto al Comune, alla Polizia locale, ai servizi veterinari o alle associazioni del territorio. Si può rinunciare formalmente all’animale e cercare una nuova sistemazione.

Si può fare tutto questo.

Quello che non si può fare è chiudere una porta e aspettare che dietro quella porta una vita si spenga.

Pongo non era un oggetto diventato scomodo. Non era un mobile da lasciare in una stanza durante le vacanze. Era un essere vivente capace di provare fame, sete, dolore, paura e solitudine.

Le istituzioni rafforzino i controlli dopo le adozioni

Il sindaco di Fano, Luca Serfilippi, ha annunciato verifiche per ricostruire tutti i passaggi dell’affidamento e valutare una possibile azione legale. È stata inoltre proposta la costituzione di un comitato permanente tra Comune, Settore Ecologia Urbana, associazione Melampo e guardie zoofile, con l’obiettivo di migliorare le procedure e i controlli successivi alle adozioni.

È un’iniziativa necessaria. Perché affidare un cane non può significare consegnarlo e sperare che vada tutto bene.

Le associazioni svolgono già un lavoro enorme e spesso intervengono con risorse limitate. Ma devono essere messi a disposizione strumenti più efficaci per verificare le condizioni degli animali, soprattutto quando fotografie e aggiornamenti smettono improvvisamente di arrivare.

La privacy e l’autonomia di chi adotta non possono trasformarsi in una parete dietro la quale rendere invisibile una sofferenza.

Pongo è vivo, ma questo non cancella ciò che ha subito

La città di Fano ha reagito con una straordinaria ondata di solidarietà. Molti cittadini hanno acquistato il cibo specifico necessario alla sua ripresa, arrivando a esaurire le scorte in diversi negozi.

È la risposta più bella al male che Pongo ha conosciuto: alla fame, Fano ha risposto con il cibo; all’indifferenza, con la partecipazione; all’abbandono, con la cura.

Ma il lieto fine non deve addolcire la verità.

Pongo è vivo perché qualcuno ha avuto un sospetto, ha insistito e ha chiesto l’intervento delle guardie. Se fossero trascorse ancora poche ore, probabilmente oggi racconteremmo la storia di un cane morto da solo.

Non possiamo continuare a leggere ogni giorno bollettini di questa guerra silenziosa contro gli animali. Cani arsi dal sole sui terrazzi, rinchiusi nelle cantine, abbandonati nelle abitazioni, privati dell’acqua e lasciati consumare lentamente dalla fame.

Una vita non si lascia morire perché è diventata difficile da gestire.

Una vita si protegge. E quando non si è più capaci di farlo, si chiede aiuto.

Tutto il resto non è una dimenticanza. Non è leggerezza. Non è un errore.

È una scelta. E chi compie quella scelta deve risponderne fino in fondo.

Fonti: Il Resto del Carlino, Il Fatto Quotidiano, dichiarazioni del Comune di Fano.

*L'immagine si intende a scopo puramente illustrativo

Aggiornamento del 14 agosto 2026

Pongo continua a migliorare: ha raggiunto i 27,4 chili e gli ultimi controlli veterinari hanno fornito risultati rassicuranti, sebbene rimanga una piaga ancora difficile da rimarginare. La proprietaria, una donna poco più che trentenne residente nella zona di Fano 2, è stata denunciata per maltrattamento di animali. Le sue generalità non sono state rese pubbliche e non risultano ancora sviluppi relativi a un eventuale rinvio a giudizio.

Secondo le valutazioni veterinarie, Pongo non avrebbe ricevuto un’alimentazione adeguata da almeno un mese. Resta inoltre da chiarire la sorte di un gatto che viveva nella stessa abitazione: la donna sostiene che sia scappato, ma al momento dell’animale non si hanno notizie. Il Comune di Fano sta valutando possibili iniziative legali, mentre Pongo rimane sotto sequestro e affidato alle cure dell’associazione Melampo.

Fonti: Il Resto del Carlino – Pongo pesa 27,4 chili e il caso del gatto scomparso;

Il Resto del Carlino – denuncia e valutazioni veterinarie; Il Resto del Carlino – verifiche e possibile azione legale del Comune;

OIPA Italia.

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