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La cornacchia di Pordenone è salva: il TAR annulla definitivamente l’ordinanza di abbattimento

Il TAR del Friuli-Venezia Giulia ha annullato l’ordinanza che disponeva l’abbattimento della cornacchia di Pordenone. Non si tratta più di una sospensione temporanea: il provvedimento è stato cancellato e, terminata la nidificazione, l’animale e i suoi piccoli si sono spontaneamente allontanati dalla zona.

Pubblicato: 14/08/2026

Non si tratta più di una semplice sospensione cautelare. Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia ha cancellato il provvedimento con cui il Comune di Pordenone aveva autorizzato l’uccisione della cornacchia di via Damiani. Nel frattempo l’animale e i suoi piccoli si sono spontaneamente allontanati dalla zona.

La cornacchia di Pordenone è salva. Questa volta non soltanto “per il momento”: il TAR del Friuli-Venezia Giulia ha annullato l’ordinanza comunale che ne disponeva l’abbattimento, accogliendo parzialmente il ricorso presentato dalle associazioni animaliste.

La decisione è arrivata il 21 luglio 2026, dopo la sospensione cautelare concessa nel mese di giugno. Viene così cancellato il provvedimento con cui il sindaco di Pordenone aveva autorizzato il cosiddetto “prelievo selettivo eutanasico” dell’esemplare, ritenuto responsabile di alcuni attacchi ai passanti nella zona di via Damiani.

Un comportamento legato alla difesa dei piccoli

La cornacchia non manifestava un’aggressività immotivata. Il suo comportamento era con ogni probabilità collegato alla presenza del nido e alla necessità di proteggere i piccoli durante una fase particolarmente delicata della nidificazione.

Un comportamento naturale e temporaneo, comune a numerose specie di uccelli, che avrebbe potuto essere gestito attraverso misure di prevenzione, delimitazioni dell’area e interventi non cruenti.

Il Comune, invece, dopo alcuni tentativi di cattura ritenuti inefficaci, aveva individuato nell’abbattimento la soluzione necessaria per tutelare l’incolumità pubblica.

Contro questa decisione erano intervenute diverse associazioni, tra cui LAV, LNDC Animal Protection e Zampe Che Danno Una Mano, chiedendo alla giustizia amministrativa di fermare l’uccisione.

Dal provvedimento cautelare alla sentenza

L’8 giugno il presidente del TAR aveva sospeso con effetto immediato le ordinanze comunali, riconoscendo che l’uccisione dell’animale avrebbe prodotto un danno grave e irreparabile.

Quella decisione, tuttavia, aveva carattere cautelare: la sorte della cornacchia sarebbe stata stabilita definitivamente soltanto dopo l’esame del ricorso.

Con la sentenza pubblicata il 21 luglio, il TAR è entrato nel merito della vicenda e ha annullato il provvedimento di abbattimento.

I giudici hanno stabilito che il mancato successo di un tentativo di cattura non dimostrava l’impossibilità di adottare qualsiasi altra soluzione alternativa. Non era stato quindi provato che l’uccisione della cornacchia rappresentasse l’unico mezzo concretamente praticabile.

Il Tribunale ha inoltre evidenziato che l’amministrazione non aveva valutato adeguatamente le conseguenze che l’abbattimento dell’esemplare avrebbe potuto provocare sui piccoli non ancora autonomi.

La sicurezza non può giustificare automaticamente l’uccisione

La sentenza non nega che il comportamento della cornacchia potesse rappresentare un problema per alcuni residenti e passanti. Stabilisce però un principio fondamentale: la tutela della sicurezza pubblica deve essere perseguita attraverso strumenti ragionevoli, proporzionati e rispettosi della vita animale.

L’uccisione non può diventare la prima risposta ogni volta che la presenza di un animale selvatico entra temporaneamente in conflitto con le attività umane.

Prima di autorizzare una misura irreversibile è necessario dimostrare, attraverso un’istruttoria tecnica completa, che tutte le alternative non cruente siano state realmente valutate e risultino inefficaci.

Nel caso della cornacchia di Pordenone questa dimostrazione, secondo il TAR, non è stata fornita.

La cornacchia e i suoi piccoli sono volati via

Mentre giudici, amministrazione e associazioni discutevano sulla legittimità dell’ordinanza, la natura ha seguito il proprio corso.

Terminato il periodo della nidificazione, i piccoli hanno imparato a volare e la famiglia di cornacchie si è spontaneamente allontanata da via Damiani. I monitoraggi effettuati dai volontari hanno confermato che l’animale non si trova più nella zona e che la situazione di criticità è cessata senza ricorrere ad alcun abbattimento.

Proprio questo epilogo dimostra quanto fosse temporaneo il problema e quanto fosse necessario attendere, proteggere l’area e adottare soluzioni compatibili con il comportamento naturale della specie.

Una vittoria importante per la tutela degli animali selvatici

Allo stato attuale non risulta che il Comune abbia impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato. L’ordinanza di abbattimento, dunque, non è più soltanto sospesa: è stata annullata.

La vicenda della cornacchia di Pordenone rappresenta un precedente importante. La convivenza con la fauna selvatica nelle città può comportare difficoltà, ma queste devono essere affrontate con competenza, prevenzione e proporzionalità.

La sicurezza delle persone deve essere garantita, ma non può trasformarsi automaticamente in una condanna a morte per un animale che sta semplicemente seguendo il proprio istinto e proteggendo i suoi piccoli.

Questa volta la soluzione non è arrivata da un fucile. È arrivata dal tempo, dalla legge e dalla capacità della natura di concludere autonomamente il proprio ciclo.

Fonti: ANSA – Il TAR annulla il provvedimento di abbattimento; RaiNews TGR Friuli-Venezia Giulia – la cornacchia e i piccoli si sono allontanati; Tgcom24 – la decisione del TAR e la posizione del Comune.

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