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Cercano di impiccare un cucciolo di volpe sull’Appia. Interviene fortunatamente un Runner.

Un cucciolo di volpe vittima di un grave episodio di violenza nel parco sull’Appia è stato salvato grazie all’intervento di un runner. Un nuovo caso che impone una riflessione: come possiamo fermare la crescente violenza contro gli animali?

Pubblicato: 14/09/2026

Un cucciolo di volpe. Un laccio. Alcune persone che, secondo quanto riportato dalla notizia, avrebbero tentato di impiccare l'animale all'interno di un parco nella zona dell'Appia, a Roma.

A interrompere tutto sarebbe stato l'arrivo di un runner, il cui intervento avrebbe messo in fuga i responsabili.

È una notizia difficile da leggere. Ma soprattutto è una notizia davanti alla quale diventa sempre più difficile limitarsi a dire: «Che orrore».

Perché non è più sufficiente indignarsi per qualche minuto.

Dobbiamo cominciare a chiederci seriamente che cosa stia accadendo.

Un animale selvatico trasformato in un bersaglio

La volpe non è un oggetto, non è un giocattolo e non è qualcosa su cui sfogare aggressività, noia o desiderio di sopraffazione.

È un animale selvatico che condivide con noi un territorio che, prima ancora di appartenere alle nostre città, appartiene a un ecosistema.

E proprio nel Parco Regionale dell'Appia Antica la presenza della volpe è parte della biodiversità del territorio.

Pensare che qualcuno possa incontrare un cucciolo e decidere deliberatamente di sottoporlo a una simile violenza significa trovarsi davanti a qualcosa che va molto oltre il singolo episodio.

Significa interrogarsi sul valore che una parte della nostra società attribuisce ormai alla vita degli altri esseri viventi.

Quanti casi dobbiamo ancora raccontare?

Nelle ultime settimane abbiamo raccontato animali abbandonati, feriti e sottoposti a violenze difficili persino da comprendere.

Cambiano le città.

Cambiano gli animali.

Cambiano le circostanze.

Ma continua a ripresentarsi la stessa domanda:

perché?

Perché esercitare violenza su un essere vivente incapace di comprendere ciò che gli sta accadendo?

Perché un animale indifeso deve diventare il bersaglio della rabbia, della crudeltà o del divertimento di qualcuno?

E soprattutto: come possiamo fermare questa violenza dilagante?

Non possiamo accontentarci di intervenire soltanto dopo.

Non possiamo continuare a contare gli animali salvati per miracolo, quelli trovati troppo tardi e quelli che sopravvivono grazie alla casuale presenza di una persona nel posto giusto al momento giusto.

Serve prevenzione.

Serve educazione.

Serve insegnare il rispetto della vita animale fin dall'infanzia e far comprendere che provocare sofferenza a un essere vivente non è una bravata.

Questa volta c'era un runner

C'è però un elemento di questa storia sul quale vale la pena soffermarsi.

Qualcuno è intervenuto.

Una persona ha visto ciò che stava accadendo e non ha semplicemente continuato a correre.

La sua presenza, secondo quanto riportato, ha costretto gli autori del gesto ad allontanarsi.

Ed è forse proprio da qui che dobbiamo ripartire.

Contrastare la violenza sugli animali significa anche costruire una società nella quale chi assiste a un maltrattamento non volta lo sguardo dall'altra parte.

Non chiediamo a nessuno di mettere a rischio la propria sicurezza affrontando direttamente persone potenzialmente pericolose. In presenza di un maltrattamento o di un animale in immediato pericolo è fondamentale contattare rapidamente le forze dell'ordine e, quando possibile senza esporsi a rischi, raccogliere elementi utili all'identificazione dei responsabili.

Nel territorio del Parco dell'Appia Antica, inoltre, per le emergenze riguardanti la fauna selvatica è disponibile il servizio dei Guardiaparco.

La violenza sugli animali riguarda tutti noi

C'è infine una riflessione che non possiamo più rimandare.

La tutela degli animali non riguarda soltanto chi possiede un cane, chi vive con un gatto o chi si definisce animalista.

Riguarda il tipo di società nella quale vogliamo vivere.

Una società capace di riconoscere valore alla vita più fragile è una società che educa all'empatia, alla responsabilità e al rispetto.

Quando invece ci abituiamo alla sofferenza, quando una nuova storia di violenza diventa semplicemente l'ennesima notizia da scorrere sul telefono, abbiamo già perso qualcosa.

Quel cucciolo di volpe non conosce le nostre leggi.

Non conosce la crudeltà umana.

Non sa che qualcuno considera la sua vita meno importante perché appartiene a una specie diversa dalla nostra.

Conosce soltanto la paura e l'istinto di sopravvivere.

Questa volta qualcuno è arrivato.

Questa volta qualcuno non si è voltato dall'altra parte.

Ma non possiamo affidare la vita di un animale alla fortuna che, proprio in quell'istante, passi un runner.

Dobbiamo riuscire a costruire una società nella quale gesti del genere non accadano affatto.

Ed è forse questa la domanda più importante che ci lascia questa storia:

quanta violenza dobbiamo ancora vedere prima di decidere, davvero, di fermarla?

Cosa fare se si assiste a un maltrattamento

In presenza di un animale in pericolo immediato è possibile contattare il Numero Unico di Emergenza 112 o le forze dell'ordine competenti. Nel Parco Regionale dell'Appia Antica le emergenze relative alla fauna selvatica possono essere segnalate ai Guardiaparco al numero 06 5115107, operativo dalle 7:30 alle 19:00.

A Roma è inoltre presente il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU, punto di riferimento per il recupero e la riabilitazione della fauna selvatica.

Nel caso non sappiate cosa fare possiamo aiutarvi. Potete segnalare QUI la situazione.

In caso di animale selvatico ferito è importante evitare iniziative improvvisate: avvicinarsi o tentare di manipolarlo può rappresentare un rischio sia per la persona sia per l'animale. È preferibile mettere in sicurezza la zona, quando possibile, e chiedere indicazioni a personale competente.

Foto di Brett Jordan

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