Erano volontari. Non erano lì per uno stipendio, né perché qualcuno li obbligasse a farlo. Erano lì perché avevano scelto di non voltarsi dall'altra parte. Il 12 maggio 2010, a Sussisa di Sori, Elvio Fichera e Paola Quartini furono uccisi durante un intervento legato alla tutela di alcuni cani. Una tragedia che, a distanza di anni, impone ancora una domanda: quanto chiediamo ai volontari che ogni giorno operano nella tutela degli animali e quanto, invece, siamo realmente disposti a tutelare loro?
12 maggio 2010, Sussisa di Sori
Sono trascorsi più di sedici anni, ma ci sono storie che non dovrebbero essere archiviate insieme alle vecchie pagine di cronaca.
Quella di Elvio Fichera e Paola Quartini è una di queste.
La mattina del 12 maggio 2010, a Sussisa, frazione di Sori sulle alture della Riviera ligure, Fichera e Quartini parteciparono a un intervento relativo ad alcuni cani per i quali erano state segnalate condizioni di presunto maltrattamento.
Elvio Fichera era presidente dell'associazione Amici Animali Abbandonati (4A) e guardia zoofila; Paola Quartini operava come guardia volontaria ed era legata alla LIPU. Le cronache dell'epoca li identificarono entrambi come guardie zoofile.
Non si trattava di un'iniziativa improvvisata.
Secondo le ricostruzioni pubblicate all'epoca, erano presenti anche Carabinieri e agenti della Polizia municipale e l'intervento riguardava un provvedimento disposto dalla Procura di Genova relativo ai cani detenuti nella struttura.
Durante le operazioni il proprietario, Renzo Castagnola, disse che sarebbe andato a prendere una penna.
Tornò invece armato.
Sparò.
Elvio Fichera e Paola Quartini morirono.
La moglie dell'uomo rimase ferita. Castagnola successivamente rivolse l'arma contro se stesso e si tolse la vita. Secondo la ricostruzione del Secolo XIX, l'azione fu talmente rapida che le persone presenti non ebbero praticamente il tempo di reagire.
Due persone erano uscite di casa quella mattina per occuparsi di animali che non potevano chiedere aiuto da soli.
Non tornarono più.
Erano volontari
Ed è questa parola che oggi vogliamo scrivere chiaramente:
VOLONTARI.
Perché troppo spesso rischiamo di dimenticare cosa significhi.
Le guardie zoofile volontarie non sono semplicemente persone che amano gli animali e decidono di andare in giro a controllare qualche cane.
Esiste un quadro normativo preciso.
L'articolo 6 della legge 189/2004 stabilisce che la vigilanza sul rispetto delle norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, per gli animali d'affezione e nei limiti dei compiti attribuiti dai decreti prefettizi di nomina, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute, richiamando espressamente gli articoli 55 e 57 del Codice di procedura penale.
La stessa Polizia di Stato, nelle proprie linee guida, descrive la figura della “Guardia Giurata Volontaria Zoofila”, alla quale viene attribuita attività di vigilanza sul rispetto delle norme relative alla protezione degli animali.
Attenzione: competenze e qualifiche possono variare a seconda dell'ambito, del decreto di nomina e della normativa applicabile, e la giurisprudenza ha discusso nel tempo l'estensione delle funzioni di polizia giudiziaria, soprattutto quando si esce dall'ambito degli animali d'affezione.
Ma rimane un fatto difficilmente contestabile:
lo Stato affida anche a cittadini volontari una parte dell'attività di vigilanza necessaria a rendere effettive le norme poste a tutela degli animali.
E allora una domanda dobbiamo farcela.
Quanto vale la sicurezza di un volontario?
Quando una guardia zoofila bussa a una porta a seguito di una segnalazione non sa necessariamente chi troverà dall'altra parte.
Può trovare una persona collaborativa.
Può trovare qualcuno semplicemente infastidito.
Ma può trovare anche ostilità, minacce o violenza.
Elvio e Paola trovarono una pistola.
E questo dovrebbe bastare per comprendere che non stiamo parlando di un volontariato privo di rischi.
Queste persone possono essere chiamate ad affrontare situazioni delicate: presunti maltrattamenti, animali detenuti in condizioni incompatibili con il loro benessere, contestazioni, accertamenti e circostanze nelle quali chi subisce il controllo può reagire con aggressività.
Eppure continuiamo a utilizzare con una facilità impressionante la parola “volontario”, quasi fosse sufficiente a risolvere ogni problema.
Non lo è.
Volontario significa che quella persona ha scelto liberamente di mettere a disposizione tempo, competenze ed energie.
Non significa che la sua sicurezza valga meno.
Chiediamo molto. Forse troppo.
Ed è qui che, come AnimaliSOS, vogliamo andare oltre la commemorazione.
Perché ricordare Elvio e Paola significa anche chiedersi se abbiamo imparato qualcosa.
Possiamo davvero costruire una parte importante della tutela degli animali affidandoci alla disponibilità di persone che svolgono gratuitamente attività di vigilanza senza costruire contemporaneamente intorno a loro un sistema di tutela adeguato?
È una domanda che dovrebbe interessare le istituzioni.
Non vogliamo sminuire il lavoro delle Forze dell'Ordine. Al contrario.
Il punto è proprio questo: la tutela animale dovrebbe essere sempre più integrata nel sistema pubblico di prevenzione e controllo, attraverso protocolli chiari di collaborazione, formazione, valutazione preventiva del rischio e supporto operativo nei casi potenzialmente pericolosi.
Non può essere lasciata prevalentemente alla buona volontà di associazioni e cittadini.
Perché le leggi contro il maltrattamento degli animali servono a poco se poi mancano persone sufficienti per verificarne il rispetto.
E se quelle persone vengono cercate nel volontariato, allora lo Stato ha almeno il dovere di domandarsi quali strumenti mettere loro a disposizione.
Serve una riforma
La tragedia di Sussisa non può naturalmente essere utilizzata per sostenere che ogni intervento di una guardia zoofila sia pericoloso.
Sarebbe scorretto.
Ma dimostra fino a dove può arrivare il rischio.
Per questo riteniamo necessario aprire seriamente una discussione nazionale sul ruolo delle guardie zoofile volontarie.
Servono competenze definite in maniera inequivocabile, formazione uniforme, procedure operative condivise e un coordinamento strutturato con le Forze dell'Ordine.
Soprattutto, nei casi nei quali dalle informazioni disponibili emergano elementi di possibile pericolo, un volontario non dovrebbe essere lasciato ad affrontare da solo una situazione potenzialmente violenta.
Non è accettabile pretendere professionalità, responsabilità e disponibilità da queste persone e ricordarsi che sono “soltanto volontari” quando arriva il momento di parlare delle loro tutele.
Non sono volontari di serie B
Chi dedica gratuitamente il proprio tempo alla tutela degli animali svolge una funzione sociale.
Chi segnala un abuso.
Chi controlla.
Chi raccoglie elementi.
Chi interviene.
Chi percorre chilometri perché qualcuno ha telefonato dicendo che dietro una recinzione c'è un animale che potrebbe aver bisogno di aiuto.
Dietro una divisa c'è una persona.
Una persona che ha una famiglia.
Che la sera dovrebbe tornare a casa.
Ed è forse questa la cosa più importante che la storia di Elvio e Paola può ancora insegnarci.
Elvio e Paola non si voltarono dall'altra parte
Quel 12 maggio 2010 avrebbero potuto essere altrove.
Erano invece a Sussisa.
Erano lì per degli animali.
Erano lì perché qualcuno doveva verificare una situazione e dare esecuzione a un provvedimento.
Erano lì perché avevano scelto di occuparsi anche di chi non possiede una voce con cui chiedere aiuto.
E sono morti mentre lo facevano.
Noi oggi possiamo ricordare i loro nomi.
Ma ricordarli non basta.
Per non dimenticare davvero Elvio Fichera e Paola Quartini dobbiamo pretendere che chi sceglie di non voltarsi dall'altra parte non venga lasciato solo.
La tutela degli animali è una responsabilità della società.
Non può diventare un rischio scaricato sulle spalle di chi ha semplicemente deciso di offrire gratuitamente il proprio tempo.
Alle istituzioni chiediamo quindi una riflessione seria: sul ruolo delle guardie zoofile, sulle loro competenze, sulla formazione, sul coordinamento operativo e soprattutto sulla loro sicurezza.
Perché essere volontari non significa essere sacrificabili.
E perché nessuno dovrebbe rischiare la propria vita semplicemente per aver deciso di difenderne un'altra.
Elvio Fichera.
Paola Quartini.
12 maggio 2010.
Per non dimenticare.
*L'immagine si intende a scopo puramente illustrativo
🐾 Questa storia non finisce qui.
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