A Napoli e in Campania il suo nome è conosciuto da anni tra volontari, animalisti e cittadini che si occupano di cani abbandonati. La sua attività non si limita alla condivisione di qualche appello sui social: Mario interviene sul territorio, recupera animali in difficoltà, li accudisce e cerca per loro famiglie disposte ad accoglierli responsabilmente.
Un lavoro silenzioso, faticoso e spesso sostenuto quasi esclusivamente con risorse personali.
Oltre 1.500 cani salvati dalla strada
Secondo quanto raccontato in una recente intervista realizzata dal progetto “Alici come prima”, Mario Mosca avrebbe salvato dalla strada più di 1.500 cani nel corso della sua attività.
È un numero enorme, riportato dagli autori della testimonianza e non certificato da un registro pubblico, ma coerente con una presenza sul territorio documentata da anni. Dietro quel numero non ci sono statistiche astratte: ci sono animali raccolti dalla strada, visite veterinarie, cure, cibo, spostamenti, appelli e adozioni da seguire.
Accanto a Mario, in questo percorso, c’è stata anche sua moglie Esterina. La testimonianza diffusa sui social racconta di una famiglia che ha aperto la propria casa agli animali in difficoltà, accudendoli e affrontando personalmente molte delle spese necessarie.
Non un grande rifugio sostenuto da finanziamenti pubblici, quindi, ma una famiglia che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
«Ci tengo a definirmi animalista»
L’impegno di Mario Mosca non nasce oggi.
Nel giugno del 2022 venne premiato al Gran Caffè Gambrinus insieme a Luigi Carrozzo e Fatima Gargiulo, altre due figure storiche dell’animalismo napoletano. Mario aveva contribuito a organizzare l’incontro, nato in occasione della presentazione del romanzo “Una Giulietta rossa” di Donatella Mascia, ma ricevette a sua volta un riconoscimento a sorpresa.
In quell’occasione pronunciò parole che spiegano bene il suo modo di intendere il volontariato:
«Ci tengo a definirmi animalista, non ho paura di etichette e pregiudizi. Salvo cani di strada, spesso maltrattati, ma le persone si accorgono poco della sofferenza degli animali che vivono nelle nostre città».
Parole ancora attuali. La sofferenza animale è spesso visibile, ma viene ignorata fino a quando qualcuno decide di farsene carico. E quel “qualcuno”, troppo frequentemente, è un volontario lasciato solo.
La sua attività è stata documentata anche attraverso singole storie di recupero. Nel 2024, ad esempio, Kodami raccontò il caso di Carminiello, un cane trovato da Mario mentre vagava nella provincia di Napoli. Dopo averlo messo in sicurezza, Mosca si era attivato per trovargli una famiglia, descrivendolo come un cane vitale, socievole e sempre pronto a giocare.
È proprio qui che si comprende il valore del suo lavoro: salvare un cane non significa soltanto toglierlo dalla strada. Significa accompagnarlo fino a una nuova vita.
Il volontariato non può sostituire continuamente le istituzioni
La storia di Mario Mosca è bellissima, ma contiene anche una domanda scomoda: perché persone comuni devono sostenere quasi da sole un compito che dovrebbe coinvolgere maggiormente istituzioni, servizi territoriali e amministrazioni?
Ogni recupero comporta costi. Servono cibo, farmaci, visite veterinarie, antiparassitari, vaccinazioni, sterilizzazioni, trasporti e spazi adeguati. A tutto questo si aggiunge un peso emotivo difficile da raccontare: l’impossibilità di intervenire sempre, la paura di non riuscire a sostenere una nuova emergenza e la fatica di trovare adozioni realmente responsabili.
I volontari rappresentano una risorsa preziosa, ma non possono essere considerati una soluzione gratuita e inesauribile al randagismo.
Quando una città si regge sulla disponibilità di persone come Mario, dovrebbe almeno preoccuparsi di non lasciarle sole.
Una raccolta fondi per sostenere Mario e i suoi cani
Nel maggio 2026 è stata aperta su GoFundMe una raccolta intitolata “Mario Mosca e tutti i cani che salva”, organizzata da Roberto Mosca e collegata all’intervista realizzata da “Alici come prima”.
Al momento della nostra verifica, il 3 agosto 2026, la raccolta aveva ricevuto 275 euro attraverso 15 donazioni, a fronte di un obiettivo di 3.000 euro.
Una cifra ancora lontana dal traguardo e certamente insufficiente rispetto ai costi che può comportare la gestione quotidiana di più animali.
Chi desidera contribuire può consultare direttamente la raccolta fondi dedicata a Mario Mosca e ai cani che salva.
Prima di effettuare donazioni attraverso modalità diverse da quella indicata nella pagina ufficiale, è sempre opportuno verificare direttamente l’identità del destinatario e la destinazione del contributo.
Le persone come Mario devono essere supportate
Raccontare Mario Mosca non significa costruire la storia di un eroe irraggiungibile. Significa riconoscere il valore di una persona che ha scelto, centinaia e centinaia di volte, di fermarsi davanti a un animale in difficoltà.
Lo ha fatto quando sarebbe stato più semplice proseguire. Lo ha fatto assumendosi responsabilità, spese e preoccupazioni che la maggior parte delle persone preferisce non vedere.
Ma l’ammirazione, da sola, non basta.
Le persone come Mario hanno bisogno di cibo per gli animali, sostegno economico, cure veterinarie, stalli temporanei, condivisioni e soprattutto adozioni responsabili. Hanno bisogno che le istituzioni riconoscano il loro lavoro e che la comunità non si ricordi di loro soltanto davanti all’ennesima emergenza.
Mario Mosca ha dedicato una parte enorme della propria vita ai cani abbandonati.
Adesso spetta anche a noi dimostrare che chi salva gli animali non deve essere lasciato solo.
Fonti
- Kodami – Animalisti premiati a Napoli: «Serve attenzione da parte delle istituzioni»
- Kodami – Carminiello, il cane trovato da Mario Mosca che cerca casa
- Alici come prima – La testimonianza sui cani salvati da Mario Mosca
- GoFundMe – Mario Mosca e tutti i cani che salva
*L'immagine si intende a scopo puramente illustrativo
🐾 Questa storia non finisce qui.
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