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Montopoli di Sabina, condanne e sequestri non fermano l’accumulo di animali: AnimaliSOS scrive alle autorità

Dopo il nuovo sequestro di 52 animali a Montopoli di Sabina, AnimaliSOS ha scritto alla Procura di Rieti e alle autorità competenti per conoscere quali controlli siano stati effettuati e quali misure impediranno il ripetersi della situazione.

Pubblicato: 20/08/2026

Una condanna definitiva, un divieto di detenere animali e numerosi interventi non sarebbero bastati a impedire il ripetersi della situazione. AnimaliSOS ha inviato una PEC alla Procura di Rieti e, per conoscenza, alle altre autorità competenti, chiedendo verifiche, risposte e misure preventive concrete.

La vicenda di Montopoli di Sabina non può essere considerata soltanto l’ennesimo caso di animali recuperati da una situazione critica.

Questa volta la domanda riguarda direttamente l’efficacia delle istituzioni: come è stato possibile che una persona già condannata definitivamente per maltrattamento, destinataria di un’interdizione e di un’ordinanza comunale che le vietava di detenere animali, sia tornata nella disponibilità di decine di esemplari?

Secondo quanto documentato da Animal Law Italia ETS, la vicenda riguarda Barbara Cavicchioli, residente a Montopoli di Sabina e già nota per numerosi precedenti riguardanti la detenzione di animali.

Animal Law Italia riferisce che il 27 aprile 2026 è stata depositata presso la Procura della Repubblica di Rieti una nuova denuncia-querela con istanza di sequestro. All’atto sarebbero stati allegati quattro video, due registrazioni audio e la documentazione relativa ai precedenti giudiziari.

Tre giorni dopo, il 30 aprile, i Carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto sono intervenuti nella proprietà sequestrando complessivamente 52 animali, tra i quali 48 cani.

Secondo l’associazione, si sarebbe trattato del decimo sequestro in sedici anni.

Una condanna definitiva e un divieto apparentemente inefficace

La persona interessata risulta già condannata in via definitiva nel 2022 per maltrattamento di animali. Risulterebbero inoltre un’interdizione dalla detenzione di animali e un’ordinanza sindacale contenente lo stesso divieto.

Eppure, nonostante i provvedimenti adottati, decine di animali sarebbero nuovamente entrati nella sua disponibilità.

Non basta quindi domandarsi che cosa sia accaduto all’interno della proprietà. Occorre anche comprendere che cosa sia stato fatto, nel corso degli anni, per impedire che la situazione si ripetesse.

Chi aveva il compito di controllare il rispetto del divieto? Sono stati effettuati sopralluoghi periodici? È stata verificata la provenienza degli animali? Qualcuno li ha ceduti o affidati nonostante i precedenti pubblicamente conosciuti? Quali misure sono state predisposte dopo l’ultimo sequestro?

Sono domande legittime, perché un provvedimento privo di controlli rischia di rimanere soltanto una dichiarazione scritta.

AnimaliSOS ha inviato una PEC alle autorità

Per chiedere chiarezza e richiamare l’attenzione istituzionale sulla vicenda, AnimaliSOS ha inviato una comunicazione formale tramite PEC alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti.

La segnalazione è stata trasmessa, per conoscenza, anche a:

  1. Prefettura di Rieti;
  2. Comune di Montopoli di Sabina;
  3. ASL di Rieti;
  4. Regione Lazio;
  5. Ministero della Salute;
  6. Gruppo Carabinieri Forestale di Rieti;
  7. Nucleo Operativo Ente Tutela Animali e Ambiente – NOETAA.

Nella comunicazione AnimaliSOS ha chiesto, senza interferire con le indagini e nel rispetto delle informazioni eventualmente coperte da riservatezza, di verificare quali misure siano state concretamente adottate per assicurare il rispetto del divieto di detenzione.

È stato inoltre chiesto di chiarire se siano stati eseguiti controlli periodici, come sia stato possibile il nuovo ingresso di animali nella proprietà e se siano in corso accertamenti sulle eventuali responsabilità di familiari o altri soggetti che possano avere contribuito all’acquisizione, alla gestione o alla detenzione degli animali.

La PEC chiede anche di verificare la provenienza degli esemplari sequestrati e l’identità di coloro che potrebbero averli ceduti, affidati o trasferiti.

Non chiediamo informazioni riservate: chiediamo prevenzione

AnimaliSOS non intende sovrapporsi all’attività della magistratura né richiedere la diffusione di atti coperti da segreto investigativo.

Chiediamo però che gli enti coinvolti, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, spieghino quali attività amministrative e di vigilanza siano state realmente svolte e quali garanzie concrete siano state predisposte per il futuro.

Dopo una condanna definitiva, un’interdizione, un’ordinanza comunale e numerosi sequestri, non dovrebbe essere necessario attendere nuove segnalazioni, nuovi animali sofferenti e un nuovo intervento giudiziario.

La prevenzione deve avvenire prima che gli animali entrino nuovamente nella proprietà, non quando le loro condizioni rendono inevitabile l’ennesimo sequestro.

Chi ha affidato quegli animali?

Esiste inoltre un altro aspetto che merita attenzione: la provenienza degli animali.

Decine di cani, gatti o altri animali non compaiono dal nulla. Qualcuno potrebbe averli ceduti, affidati o trasferiti. È quindi necessario verificare se le persone coinvolte conoscessero i precedenti e i divieti esistenti e se siano configurabili responsabilità anche a loro carico.

Sul possibile coinvolgimento di familiari circolano diverse affermazioni attraverso i social network. Allo stato attuale, tuttavia, non disponiamo di fonti giudiziarie sufficienti per attribuire responsabilità penali specifiche.

Proprio per questo AnimaliSOS ha chiesto alle autorità di svolgere gli accertamenti necessari, senza formulare accuse preventive nei confronti di persone la cui posizione non risulta pubblicamente definita.

Dieci sequestri non possono essere considerati normalità

Ogni sequestro significa che altri animali devono essere recuperati, visitati, curati e affidati a strutture o associazioni che spesso sostengono direttamente i costi dell’intervento.

Il sistema continua così ad agire quando il problema si è già manifestato, mentre la responsabilità materiale ed economica del recupero ricade frequentemente sul volontariato.

Dieci sequestri in sedici anni, se il dato verrà confermato, non possono essere trattati come dieci episodi separati. Rappresentano la prova di un meccanismo di prevenzione che non ha funzionato.

La tutela degli animali non può limitarsi a portarli via quando sono già in pericolo. Deve impedire che quel pericolo si ripresenti.

AnimaliSOS attenderà il riscontro delle autorità destinatarie e renderà pubblici eventuali aggiornamenti compatibili con la riservatezza delle indagini.

Perché questa volta non basta sapere che gli animali sono stati sequestrati. Occorre sapere che cosa verrà fatto affinché non sia necessario sequestrarne altri tra qualche mese o tra qualche anno.

Fonte principale: Animal Law Italia – “Accumulatrice seriale in provincia di Rieti: 52 animali sequestrati dopo la nostra denuncia”

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