Tre giovani avrebbero immobilizzato un gatto e tentato di soffocarlo mentre uno di loro filmava la scena. LNDC Animal Protection ha presentato denuncia. Qualsiasi informazione utile all’identificazione dei responsabili deve essere riferita all’associazione o alle autorità.
Un gatto immobilizzato in mezzo alla strada. Alcune persone chine sul suo corpo. Un cellulare puntato sulla scena per registrare tutto.
È quanto sarebbe accaduto a Piano di Sorrento, nella zona di Santa Teresa, durante una notte dei primi giorni di agosto.
Secondo le ricostruzioni pubblicate, tre giovani avrebbero fermato l’animale e tentato di soffocarlo utilizzando un fazzoletto. Uno dei presenti sarebbe rimasto in piedi a filmare la scena con il telefono.
Non si sarebbe trattato, dunque, di un gesto improvviso durato pochi istanti. Qualcuno avrebbe immobilizzato il gatto, qualcuno avrebbe compiuto materialmente la violenza e qualcun altro avrebbe scelto di documentarla.
A interrompere tutto sarebbe stato un residente che, dopo essersi affacciato al balcone e aver compreso cosa stesse accadendo, avrebbe gridato contro i ragazzi costringendoli a fermarsi.
Secondo le informazioni attualmente disponibili, il gatto fortunatamente sarebbe sopravvissuto.
LNDC Animal Protection ha presentato denuncia
LNDC Animal Protection ha reso pubblica la vicenda e presentato denuncia, chiedendo che le persone coinvolte vengano individuate e chiamate a rispondere delle proprie azioni.
Esiste almeno un’immagine reale dell’accaduto, scattata dall’alto, nella quale sono visibili la strada e le persone presenti. AnimaliSOS ha deciso di non pubblicarla direttamente per non turbare gli utenti e per evitare che la sofferenza dell’animale venga trasformata, ancora una volta, in materiale da osservare e condividere.
Chi desidera visionarla consapevolmente può farlo attraverso il comunicato pubblicato sulla pagina ufficiale di LNDC Animal Protection.
L’immagine potrebbe contenere particolari utili a chi conosce la zona: abbigliamento, corporatura, luogo preciso, orario o altre circostanze che potrebbero contribuire all’identificazione.
Chi possiede informazioni utili deve riferirle
Rivolgiamo un appello ai residenti di Piano di Sorrento e, in particolare, a chi vive o si trovava nella zona di Santa Teresa durante quei giorni.
Chiunque abbia riconosciuto una delle persone presenti, abbia assistito alla scena, disponga di registrazioni effettuate da videocamere private o sappia qualcosa di concreto, non rimanga in silenzio.
Le informazioni possono essere comunicate a LNDC Animal Protection attraverso i suoi canali ufficiali oppure direttamente alle Forze dell’ordine, specificando che riguardano il caso del gatto maltrattato a Piano di Sorrento.
Il contatto nazionale pubblicato dall’associazione è:
E-mail: info@lndcanimalprotection.org
Telefono: 02 26116502
PEC: presidenzanazionalelndc@legalmail.it
È importante trasmettere soltanto informazioni autentiche e verificabili, evitando di pubblicare sui social nomi, fotografie o accuse non confermate. L’obiettivo non deve essere alimentare una gogna, ma permettere alle autorità di identificare correttamente le persone coinvolte e accertare ogni responsabilità.
Non è una ragazzata
Non sappiamo ancora chi siano gli autori e non possiamo sapere che cosa diventeranno in futuro. Possiamo però affermare con chiarezza che quanto documentato non può essere liquidato come una bravata.
Una bravata non consiste nell’immobilizzare un essere vivente e impedirgli di respirare.
Una bravata non richiede che più persone collaborino mentre una di loro prepara il cellulare per conservare e forse condividere le immagini.
Qui non si parla soltanto di crudeltà verso un animale. Ci troviamo davanti a un comportamento che mostra assenza di empatia, ricerca del divertimento attraverso la sofferenza e trasformazione della violenza in contenuto.
Sono segnali gravissimi che la società non può ignorare.
Definirli “ragazzini” non deve diventare un modo per ridimensionare ciò che sarebbe accaduto. L’età eventualmente giovane degli autori non rende meno reale il terrore provato dal gatto e non cancella la responsabilità di chi avrebbe agito, aiutato o filmato.
Filmare significa partecipare
Davanti a una violenza esistono possibilità molto semplici: fermarla, chiedere aiuto, chiamare le autorità.
Scegliere invece di impugnare il cellulare per riprendere la sofferenza significa attribuirle un valore di spettacolo. La videocamera non crea una distanza morale: chi filma per divertimento o per ottenere un contenuto non è un osservatore neutrale.
È parte della scena.
La diffusione delle immagini violente sui social rischia inoltre di creare un meccanismo perverso, nel quale l’animale non è più percepito come un essere vivente, ma come uno strumento attraverso cui ottenere attenzione, reazioni e visualizzazioni.
Questo fenomeno deve essere contrastato prima che venga normalizzato.
Il silenzio protegge soltanto i responsabili
Il gatto di Piano di Sorrento sarebbe vivo grazie a una persona che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Un uomo si è affacciato, ha visto, ha gridato e ha interrotto la violenza. È la dimostrazione che anche un singolo intervento può cambiare l’esito di una storia.
Adesso serve un secondo gesto di responsabilità.
Chi conosce le persone coinvolte o possiede elementi utili deve riferirli a LNDC Animal Protection o alle autorità. Non attraverso commenti pubblici, minacce o processi social, ma mediante una segnalazione circostanziata che possa essere verificata.
Torturare un animale non è divertimento. Filmare la sua sofferenza non è intrattenimento. E tacere, quando si possiedono informazioni concrete, significa lasciare aperta la possibilità che una violenza simile possa ripetersi.
Chi sa qualcosa, parli.
Fonti: LNDC Animal Protection, NapoliToday, ripreso da Virgilio, PositanoNews, contatti ufficiali LNDC Animal Protection.
*L’immagine di copertina è puramente illustrativa, generata digitalmente, e non raffigura le persone coinvolte nella vicenda.
🐾 Questa storia non finisce qui.
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