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Pizzo, cagnolina muore dopo essere stata colpita con l’asta di un ombrellone: due versioni sull’accaduto

Martin, una Schnauzer nano di circa otto chili, è morta dopo essere stata gravemente ferita con l’asta di un ombrellone su una spiaggia di Pizzo. Proprietario e uomo accusato forniscono due versioni differenti.

Pubblicato: 13/08/2026

Una giornata trascorsa sulla spiaggia si è trasformata in tragedia a Pizzo, in provincia di Vibo Valentia. Una cagnolina di razza Schnauzer nano, di nome Martin, è morta dopo aver riportato gravissime lesioni alla testa provocate dall’asta metallica di un ombrellone.

L’episodio è avvenuto il 7 agosto 2026 sulla spiaggia di un complesso condominiale. La cagnolina, del peso di circa otto chilogrammi, è stata trasportata d’urgenza in una clinica veterinaria di Jonadi. Le fratture e le lesioni riportate erano però talmente gravi da rendere necessario il ricorso all’eutanasia.

La dinamica dell’accaduto deve ancora essere ricostruita dalle autorità. Le persone coinvolte hanno infatti fornito due versioni profondamente differenti.

La denuncia del proprietario

Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia presentata dal proprietario della cagnolina, un turista tedesco, Martin avrebbe visto un bambino correre seguito da un altro cane di piccola taglia e si sarebbe diretta verso di loro.

A quel punto sarebbe intervenuto il padre del bambino, impugnando l’asta metallica di un ombrellone e colpendo violentemente la cagnolina alla testa.

Il proprietario sostiene di aver assistito direttamente alla scena e dichiara di non aver visto Martin mordere né il bambino né l’uomo.

Nella denuncia riferisce inoltre di essere stato aggredito e fatto cadere durante i momenti concitati successivi al ferimento dell’animale. Dopo l’accaduto si è recato al Pronto Soccorso di Lamezia Terme, dove gli sarebbero stati diagnosticati un trauma cranico non commotivo, traumi all’orecchio sinistro e al ginocchio destro e diverse escoriazioni.

Il turista avrebbe informato della vicenda anche il Consolato del proprio Paese.

La versione del padre del bambino

L’uomo indicato come responsabile del ferimento della cagnolina ha fornito, attraverso il proprio legale, una ricostruzione differente.

Secondo la sua versione, il figlio di sei anni sarebbe stato inseguito da due cani lasciati senza guinzaglio e uno degli animali avrebbe tentato di morderlo o lo avrebbe effettivamente morso.

L’uomo sostiene di aver impugnato il palo dell’ombrellone esclusivamente per allontanare e spaventare i cani, con l’intenzione di proteggere il bambino. Ha dichiarato di essere dispiaciuto per la morte della cagnolina e di non aver voluto provocare conseguenze tanto gravi.

Afferma inoltre di aver portato il figlio al Pronto Soccorso affinché venisse refertato il presunto morso.

Anche sulla successiva colluttazione le dichiarazioni risultano opposte. Il padre del bambino nega di aver aggredito il turista tedesco e sostiene che tra loro non ci sarebbe stato alcuno scontro fisico.

Saranno gli accertamenti a stabilire la verità

In questa fase non è possibile determinare autonomamente quale delle due ricostruzioni corrisponda all’esatta dinamica dei fatti.

Occorrerà verificare le denunce, i referti medici e veterinari e le testimonianze delle persone presenti. Dovranno inoltre essere acquisite eventuali fotografie o registrazioni realizzate sulla spiaggia.

Raccontare entrambe le versioni non significa considerarle automaticamente equivalenti o già dimostrate. Significa rispettare il lavoro delle autorità ed evitare che una vicenda tanto grave venga trasformata in un processo sommario celebrato sui social.

Resta un fatto terribile e incontrovertibile: una cagnolina di appena otto chilogrammi ha subito un trauma devastante e non è stato possibile salvarla.

La reazione delle associazioni animaliste

OIPA Vibo Valentia, Argo, LAV Vibo Valentia e Amore Randagio hanno condannato quanto accaduto e chiesto che vengano accertate tutte le eventuali responsabilità.

L’OIPA ha annunciato di aver coinvolto il proprio ufficio legale e di essere impegnata nella raccolta delle testimonianze. L’organizzazione intende presentare una denuncia ed essere parte attiva nell’eventuale procedimento giudiziario.

Anche il Comune di Pizzo ha espresso la propria vicinanza alla famiglia che ha perso Martin. L’Amministrazione comunale e le associazioni hanno manifestato l’intenzione di valutare la costituzione di parte civile, qualora ne ricorrano i presupposti.

Non servono sentenze social, ma una ricostruzione rigorosa

La tutela degli animali richiede fermezza, ma anche serietà.

Se verrà accertato che Martin è stata deliberatamente colpita con una violenza sproporzionata, dovranno essere applicate tutte le conseguenze previste dalla legge. Allo stesso tempo, anche le circostanze riferite dal padre del bambino dovranno essere verificate, compresa l’eventuale presenza di cani senza guinzaglio e il presunto morso.

Non bisogna scegliere una verità sulla base dell’indignazione o della versione che circola maggiormente sui social. Bisogna pretendere che ogni elemento venga acquisito e controllato.

Martin, intanto, non c’è più. La sua morte merita verità e giustizia, non supposizioni.

Fonti

Il Vibonese – La denuncia del proprietario

Il Vibonese – La versione del padre del bambino

Il Vibonese – L’iniziativa legale dell’OIPA

Corriere della Calabria – Le due versioni

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